Contatta l’autore

Valentina Bramanti
Responsabile Strategia e Reporting
valentina.bramanti@altisadvisory.com

Il contesto

Nel 2022 l’Unione Europea ha introdotto la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), ampliando in modo significativo la platea dei soggetti economici tenuti alla rendicontazione di sostenibilità. In base alla Direttiva originaria, l’obbligo scattava per i gruppi e le organizzazioni che superavano almeno due dei seguenti criteri dimensionali: 250 dipendenti medi, 50 milioni di euro di ricavi e 25 milioni di euro di attivo patrimoniale.

Tali entità erano chiamate a redigere una Dichiarazione di sostenibilità da includere nella Relazione sulla Gestione, applicando gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) elaborati dall’EFRAG.

L’Italia è stata tra i primi Stati membri a recepire la Direttiva senza modifiche sostanziali, tramite il Decreto Legislativo 125/2024. Secondo questo impianto normativo, si stimava che, a partire dall’esercizio 2026, circa 50.000 imprese europee sarebbero state coinvolte nei nuovi adempimenti.

Lo scenario, tuttavia, ha subito un profondo mutamento nell’ultimo anno. Di fronte alla complessità degli standard e ai conseguenti oneri amministrativi, la Commissione Europea ha rivisto la propria posizione: con il Pacchetto Omnibus approvato a febbraio 2026, ha ridimensionato drasticamente l’ambito di applicazione della CSRD, limitandolo ai gruppi e alle organizzazioni con oltre 1.000 dipendenti e più di 450 milioni di euro di fatturato. Il provvedimento ha inoltre escluso dal perimetro della Direttiva le PMI quotate, inizialmente incluse.

In questo contesto di progressivo allentamento degli obblighi si inserisce il tema degli standard volontari: già a dicembre 2024 l’EFRAG aveva pubblicato una prima bozza dei VSME (Voluntary Sustainability Reporting Standards for non-listed SMEs), concepiti per le realtà non soggette alla CSRD. Successivamente, anche alla luce delle criticità emerse nell’applicazione degli ESRS, l’EFRAG ha avviato una revisione più ampia, volta a semplificare l’architettura dei framework e a ridurre il carico informativo. Questo percorso è culminato nel 2026 con la pubblicazione della nuova versione degli standard volontari — denominati Voluntary Sustainability Standards (VS) — attualmente in consultazione pubblica fino al 3 giugno, con l’obiettivo di renderli ufficialmente utilizzabili a partire dall’esercizio finanziario 2027.

Voluntary Standard (VS): la struttura

I nuovi Voluntary Sustainability Standards (VS) nascono con l’obiettivo di offrire un quadro metodologico semplificato per le aziende escluse dall’applicazione della CSRD. Si rivolgono a una platea molto eterogenea, che comprende le microimprese (fino a 10 dipendenti) e le piccole e medie imprese che si collocano al di sotto della soglia dei 1.000 dipendenti.

La logica di fondo è colmare un vuoto informativo: pur in assenza di un obbligo di legge, tali realtà sono costantemente sollecitate a fornire dati ESG a istituti di credito, filiere di fornitura, clienti corporate e agenzie di rating. I VS mirano a definire un set di informazioni limitato ma rilevante, che garantisca valutazioni coerenti e allineate ai criteri applicati alle grandi imprese.

Per rispondere a queste esigenze, gli standard adottano un’architettura modulare e flessibile, articolata su due livelli:

  • Modulo Basic: costituisce la base minima del reporting e include 11 informative (identificate dai codici B1–B11);
  • Modulo Comprehensive: integra il livello Basic con ulteriori 9 informative (C1–C9), dedicate alle organizzazioni che intendono fornire un grado di dettaglio superiore.

I soggetti rendicontanti possono scegliere se adottare il solo modulo Basic o l’intero pacchetto, valutando la propria capacità operativa e le istanze degli stakeholder.

Un ulteriore elemento di semplificazione riguarda la tassonomia delle informazioni, ripartite in tre categorie:

  • Necessary: metriche che richiedono un adempimento tassativo;
  • Necessary if applicable: dati da fornire solo al ricorrere di determinate condizioni, qualora disponibili e rilevanti per il modello di business;
  • Voluntary: informazioni puramente facoltative.

Nel modulo Basic, nello specifico, 6 informative su 11 sono classificate come necessary, mentre le restanti seguono il principio dell’applicabilità contingente.

Il distacco dagli ESRS è netto in particolare sul piano metodologico. I VS eliminano l’analisi di doppia materialità, pilastro degli standard obbligatori: al suo posto viene proposto un set predefinito e standardizzato di metriche, valido indipendentemente dall’analisi di impatti, rischi e opportunità (IRO). L’unico presidio di flessibilità risiede nella clausola “if applicable”. Ad esempio, un’impresa di servizi con consumi idrici assimilabili a quelli domestici potrà dichiarare non applicabile la metrica sul prelievo idrico totale (B6).

Questa configurazione assume un rilievo strategico se letta in combinazione con il principio del “value chain cap”. In base a tale orientamento, i soggetti obbligati alla CSRD non possono imporre alle imprese della catena del valore requisiti informativi superiori a quelli previsti dagli standard volontari. Di conseguenza, solo i dati classificati come “necessary” possono essere legittimamente richiesti lungo la catena del valore. Le metriche “necessary if applicable” e quelle “voluntary” rimangono nell’alveo della discrezionalità aziendale, utili per consolidare il proprio posizionamento sul mercato ma prive di cogenza normativa.

Le semplificazioni dei VS rispetto ai precedenti VSME

La versione dei VS in consultazione si pone in continuità con la precedente bozza dei VSME, ma introduce ulteriori elementi di snellimento senza alterare l’impianto originario.

L’intervento più significativo riguarda l’introduzione di una franchigia dimensionale: per le microimprese con meno di 10 dipendenti, la quasi totalità delle metriche assume carattere volontario, applicando concretamente il principio di proporzionalità.

A livello di singole informative, l’analisi degli Standard evidenzia le seguenti modifiche di rilievo:

  • Emissioni di gas a effetto serra (GHG): l’architettura dei dati ambientali è stata semplificata attraverso la rimozione dell’intensità delle emissioni GHG, riducendo l’onere di calcolo per le imprese.
  • Risorse idriche: in merito ai siti produttivi ubicati in aree ad elevato stress idrico, il requisito informativo è stato rimodulato. Il dato relativo alla quantità di acqua prelevata è stato sostituito con la misurazione dell’acqua effettivamente consumata in tali siti, focalizzando l’attenzione sull’impatto reale sul flusso idrico locale.
  • Biodiversità: le richieste sono state alleggerite. Non è più necessario dettagliare l’utilizzo del suolo in prossimità di aree protette o ad alta biodiversità, limitando l’informativa a una descrizione generica dei siti.
  • Turnover dei dipendenti: la metrica è stata trasferita dal modulo Basic al Comprehensive, riducendo l’estensione del set minimo.
  • Formazione: per le ore medie annue di formazione è stata eliminata la scomposizione per genere, semplificando l’elaborazione dei dati.
  • Gender pay gap: l’obbligo è stato circoscritto. Il dato non è più vincolato a soglie dimensionali interne, ma va rendicontato solo se l’azienda è già capillarmente soggetta a normative nazionali in materia.
  • Armi controverse: una modifica terminologica definisce ora l’ambito come “armi proibite”, senza tuttavia mutare la sostanza informativa della metrica.

Tali affinamenti confermano la direzione intrapresa dall’EFRAG: preservare la struttura generale rendendola progressivamente più accessibile per le PMI.

Vantaggi e limiti dei VS: l’evidenza empirica

I VS introducono elementi funzionali per il tessuto imprenditoriale delle micro e piccole imprese. L’adozione di un framework standardizzato e allineato agli ESRS riduce il dispendio di risorse nella compilazione dei questionari ESG di banche e clienti, favorendo al contempo la comparabilità settoriale delle performance.

Questi standard risultano particolarmente idonei per le esigenze di rendicontazione delle micro e piccole imprese — rientranti nei limiti della Direttiva UE 2023/2775 (fino a 50 dipendenti, 10 milioni di euro di ricavi, 5 milioni di euro di attivo) — la cui priorità è disporre di uno strumento proporzionato. Al contrario, il framework appare restrittivo per le imprese di medie dimensioni e per le PMI quotate, stabilmente esposte a richieste più articolate da parte degli investitori istituzionali.

Il limite principale risiede nell’esclusione della doppia materialità. La rendicontazione rischia così di non intercettare gli impatti e i rischi specifici dell’organizzazione, scivolando in un adempimento formale e compilativo che esclude una reale riflessione strategica sulla creazione di valore.

A livello pratico, la transizione verso questi standard è già osservabile. Nel corso del 2025, diverse organizzazioni hanno avviato la sperimentazione della bozza VSME, pubblicando i primi report volontari. L’analisi di un campione di 11 documenti editi offre indicazioni chiare sul comportamento delle imprese.

In primo luogo, emerge come l’analisi di materialità sia considerata uno strumento utile per orientare il report anche in assenza di un obbligo cogente: ben 6 organizzazioni su 11 hanno infatti scelto di condurla volontariamente. Sotto il profilo del livello di completezza, si rileva la tendenza a estendere il perimetro informativo oltre la base minima, con 7 organizzazioni su 11 che hanno optato per il livello Comprehensive; tale scelta, tuttavia, non mostra una correlazione statistica o sistematica con l’adozione della materialità.

I documenti esaminati si configurano inoltre come testi decisamente snelli rispetto ai bilanci di sostenibilità tradizionali, registrando una lunghezza media di circa 34 pagine. Infine, anche lo stile comunicativo evidenzia che la finalità prevalente risiede nel dialogo con gli stakeholder piuttosto che nella mera conformità del dato: 8 organizzazioni su 11 hanno infatti prediletto un approccio descrittivo.

Sotto il profilo della presentazione, tutti i report analizzati mostrano una veste grafica curata e l’adozione di strutture evolute, come sezioni di sintesi e indicatori chiave iniziali, a dimostrazione del fatto che le imprese tendono a preservare un impianto comunicativo di alto livello anche all’interno di schemi semplificati.

Quando l’applicazione dei VS è ottimale: una questione di dimensioni aziendali

I VS trovano la loro applicazione ottimale nelle piccole imprese, configurandosi come uno strumento proporzionato alle risorse interne e idoneo a mappare un primo perimetro di dati ESG. La prospettiva della loro entrata in vigore a partire dal fiscal year 2027 offre alle aziende il tempo necessario per strutturare i canali di raccolta dati e familiarizzare con le nuove metriche.

Per le aziende di dimensioni maggiori, seppur escluse dalla CSRD, sarebbe opportuno valutare opzioni più strutturate. In questo caso, l’adozione su base volontaria degli ESRS completi rimane il punto di riferimento più solido, eventualmente integrato con gli standard GRI. Questi ultimi, grazie ai recenti sviluppi sui moduli settoriali, offrono soluzioni per declinare le metriche in modo aderente alle specificità del business, superando l’impostazione prevalentemente trasversale (sector-agnostic) che accomuna sia gli ESRS sia i VS.

Un focus finale va riservato alla materialità. Sebbene i VS ne prescindano, tale processo rimane un asset strategico fondamentale: non solo guida l’identificazione dei temi rilevanti, ma costringe l’organizzazione a integrare la sostenibilità nelle scelte di governance. La materialità non deve essere intesa come un impianto burocratico esclusivo delle grandi imprese, bensì come un percorso modulabile. Anche in forma semplificata, essa impedisce che il reporting si riduca a una mera logica di controllo (checklist), qualificandosi come effettiva leva di integrazione della sostenibilità nel modello di business e nella strategia aziendale.

La fase attuale consente alle imprese di partecipare attivamente al consolidamento del testo degli Standard inviando le proprie osservazioni entro la chiusura della consultazione pubblica (3 giugno 2026). Sarà successivamente il mercato a decretare il successo e l’efficacia dei VS, misurandone la reale capacità di soddisfare la domanda informativa della catena del valore e del sistema finanziario.

Contattaci

Siamo sempre pronti a diventare parte di nuove storie di persone e organizzazioni che si impegnano a essere più responsabili e sostenibili. 

Se vuoi sapere come fare, chiedici maggiori informazioni sui nostri servizi di consulenza o raccontaci la tua esigenza specifica. Puoi farlo scrivendo all’indirizzo e-mail info@altisadvisory.com, oppure compilando il modulo di contatto.