Contatta l’autore
Valentina Bramanti
Responsabile Strategia e Reporting
valentina.bramanti@altisadvisory.com
Crescita, impatti e nuove aspettative di sostenibilità
Il settore dermocosmetico rappresenta oggi uno degli ambiti più dinamici e strategici dell’industria della bellezza, con un valore globale che si prevede sfiorerà i 580 miliardi di dollari entro il 2027(1).
Per dermocosmesi si intende il segmento della cosmetica caratterizzato da prodotti con una forte componente funzionale e dermatologica orientata alla salute e al benessere della pelle, prodotti che in Italia sono spesso distribuiti attraverso canali come farmacia e parafarmacia.
Proprio l’Italia riveste, in questo settore, un ruolo di primo piano: con circa 5.000 imprese che nel 2024 hanno fatturato oltre 16,5 miliardi di euro (+9,1% rispetto all’anno precedente)(2) , si conferma tra i principali hub produttivi e distributivi a livello europeo e globale, posizionandosi al quarto posto nel mondo, seconda in Europa dopo la Francia.
Accanto alla dimensione economica, emergono tuttavia impatti significativi sul piano ambientale e sociale, evidenziando come la sostenibilità sia ormai un fattore chiave per il successo economico delle imprese in questo settore. Sul piano ambientale, l’industria dermocosmetica è associata a un utilizzo intensivo di risorse, in particolare di acqua e di materie prime, all’impiego di sostanze chimiche, e alla produzione di packaging e rifiuti, oltre che a impatti distribuiti lungo l’intera filiera di approvvigionamento delle materie prime, con effetti rilevanti anche in termini di emissioni di gas a effetto serra e di pressione sugli ecosistemi naturali e sulla biodiversità.
Sul piano sociale, assumono rilievo temi legati alla sicurezza dei prodotti, alla trasparenza verso i consumatori, alle condizioni di lavoro lungo la catena del valore e alla crescente attenzione a inclusività e diversità.
Allo stesso tempo, alcuni elementi della sostenibilità dei prodotti, in particolare la scelta degli ingredienti e delle formulazioni, sembrano configurarsi come una leva competitiva sempre più rilevante: nel 2024 il mercato della cosmesi naturale e bio ha raggiunto in Italia il valore economico di oltre 3,3 miliardi di euro, pari a circa un quarto del mercato complessivo(3). In questo scenario, la sostenibilità non rappresenta più solo un fattore reputazionale, ma un elemento strutturale capace di orientare innovazione, posizionamento e crescita del settore nel lungo periodo — pur all’interno di un quadro regolatorio particolarmente stringente.
Il quadro normativo: molteplici livelli per un equilibrio complesso
In questo contesto, il settore dermocosmetico opera in un equilibrio complesso: le imprese sono chiamate ad innovare verso la sostenibilità senza compromettere un sistema normativo che privilegia la salute del consumatore e l’affidabilità ed efficacia del prodotto.
Questa “tensione” non deriva esclusivamente dalla normativa specifica di settore, ma anche dall’interazione con un insieme crescente di regolamentazioni trasversali che, pur non essendo proprie della cosmetica, incidono in modo sempre più diretto su alcune tematiche chiave quali la formulazione e packaging dei prodotti e comunicazione nei confronti dei consumatori.
Sul piano specifico, il riferimento resta il Regolamento (CE) n. 1223/2009 sui prodotti cosmetici. Si tratta di una normativa che impone un approccio completamente risk-based e preventivo, attribuendo alla “Persona Responsabile” — tipicamente il produttore o l’importatore — l’onere di dimostrare, prima dell’immissione sul mercato, la sicurezza e la conformità del prodotto. Strumenti come il Product Information File (PIF), il Cosmetic Product Safety Report (CPSR) e la notifica al Cosmetic Products Notification Portal (CPNP) non rappresentano semplici adempimenti ma vincoli sostanziali che orientano l’intero ciclo di sviluppo del prodotto. A questi si affiancano gli allegati tecnici Annex II e III, che delimitano rigidamente il perimetro degli ingredienti utilizzabili.
Accanto a questa architettura specifica si innesta un secondo livello normativo, altrettanto rilevante, costituito da normative “trasversali” che amplificano la complessità gestionale della sostenibilità per le aziende.
In primo luogo, il Regolamento (CE) n. 1907/2006 REACH (Registration, Evaluation, Authorisation and restriction of Chemicals) introduce obblighi che impattano direttamente sulla supply chain cosmetica. Questi includono la gestione delle schede di sicurezza (SDS) fornite dai fornitori, la comunicazione lungo la filiera delle SVHC (Substances of Very High Concern) e il possibile disallineamento tra restrizioni REACH e aggiornamenti degli Annex cosmetici. Ne deriva un doppio livello di monitoraggio regolatorio, in cui le aziende devono anticipare possibili restrizioni future su sostanze ancora formalmente ammesse in ambito cosmetico.
Sul fronte degli imballaggi, il Regolamento (UE) 2025/40 PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation) impone una trasformazione strutturale. L’obiettivo di rendere tutti gli imballaggi riciclabili entro il 2030 e di introdurre quote obbligatorie di contenuto riciclato e di riciclato post-consumo, in particolare per la plastica, si scontra con le specificità tecniche della dermocosmesi: sistemi airless multimateriale, componenti in silicone e strutture multistrato necessarie per garantire al prodotto una barriera a luce e ossigeno.
Infine, sul piano della comunicazione, intervengono due iniziative complementari a livello europeo. Da un lato, la Direttiva (UE) 2024/825 Empowering Consumers for the Green Transition, già entrata in vigore, introduce un quadro più stringente contro i claim ambientali fuorvianti, vietando l’uso di diciture generiche come “naturale”, “green”, “sostenibile” o “carbon neutral” qualora non supportate da evidenze. Dall’altro, la proposta di Green Claims Directive — attualmente in fase di definizione — entrerà nel merito delle modalità di dimostrazione, richiedendo che i suddetti claim siano supportati da evidenze e metodologie appositamente individuate.
Il risultato è un ecosistema regolatorio multilivello, in cui la spinta all’innovazione sostenibile — alimentata dal mercato e dai consumatori — deve essere continuamente bilanciata con requisiti molteplici di sicurezza e comunicazione.
Dalle sfide normative alle implicazioni operative: la sostenibilità come driver di innovazione
Il quadro normativo non rappresenta solo un insieme di vincoli, ma anche uno spazio — seppur complesso e sfidante — di innovazione per le imprese. La crescente strutturazione delle regole, soprattutto in ambito ambientale e di trasparenza, sta infatti spingendo le aziende verso modelli più evoluti di integrazione tra ricerca e sviluppo, rispetto delle normative e sostenibilità.
In ambito formulativo, ciò si traduce nella ricerca e sviluppo di ingredienti alternativi, che sostituiscono componenti tradizionali con soluzioni bio-based o biotecnologiche. Tra le tendenze più recenti si riscontra la produzione di peptidi cosmetici, lipidi biomimetici e attivi antiossidanti tramite microrganismi ingegnerizzati, nonché la progressiva sostituzione di microplastiche e siliconi con polimeri biodegradabili e ingredienti di origine naturale. Si tratta di innovazioni che devono garantire non solo un miglior profilo ambientale, ma anche stabilità, sicurezza ed efficacia, in linea con i requisiti normativi del settore.
Sul fronte del packaging, la pressione del PPWR può accelerare l’adozione di soluzioni come l’utilizzo di materiali monocomponente, sistemi ricaricabili o design semplificati, che consentano di ridurre l’impatto ambientale senza compromettere la stabilità e la sicurezza del prodotto.
Parallelamente, la crescente attenzione ai claim ambientali può favorire una maggiore strutturazione dei processi interni, con l’introduzione di strumenti analitici come il Life Cycle Assessment (LCA), che consentono di misurare in modo strutturato gli impatti ambientali lungo il ciclo di vita, incluse le emissioni di CO₂ e, sempre più, gli impatti sulla biodiversità.
Accanto alle iniziative aziendali, emergono anche iniziative di sistema che possono supportare il settore in questa transizione. Tra queste, assumono un ruolo sempre più rilevante le linee guida sviluppate da associazioni di categoria (come Cosmetics Europe o Cosmetica Italia), i framework condivisi per la misurazione dell’impatto ambientale e le collaborazioni lungo la filiera — in particolare con fornitori di materie prime e packaging — per sviluppare soluzioni conformi ai nuovi requisiti normativi.
Oltre la normativa: trasformare le regole in opportunità
In questo scenario per operare in un contesto regolatorio complesso, le aziende dermocosmetiche devono adottare un approccio proattivo, integrando sostenibilità e compliance nei processi decisionali. Le normative rappresentano a tutti gli effetti un vincolo, che definisce il perimetro entro cui le imprese della dermocosmesi sono chiamate a operare. Tuttavia, è proprio all’interno di questi limiti che si aprono spazi di innovazione e differenziazione per chi è in grado di interpretarli in modo strategico.
Le principali direttrici operative sono:
- Integrare sostenibilità e approccio regolatorio fin dalla fase di sviluppo prodotto, creando dei team multidisciplinari, che riducano il rischio di riformulazioni.
- Misurare gli impatti in modo strutturato, utilizzando strumenti come l’LCA per supportare eco-design, packaging e validazione dei claim, includendo la misurazione delle emissioni di CO₂ e degli impatti sulla biodiversità.
- Integrare sostenibilità e reporting, allineando metriche e disclosure (es. ESRS) per trasformare la rendicontazione in leva gestionale e comunicativa.
- Rafforzare la governance della supply chain, strutturando modalità di collaborazione efficaci con i propri fornitori, introducendo strumenti come la blockchain per garantire la tracciabilità dei prodotti e la conformità al REACH, allineando il portafoglio ai requisiti PPWR e bilanciando riciclabilità, contenuto riciclato e performance dei prodotti.
- Strutturare il claim management, Integrando le funzioni marketing, compliance e sostenibilità per assicurare claim solidi, verificabili e compliant alla normativa.
Riferimenti
[1] McKinsey & Company, “The state of fashion beauty”, 2023
[2] Cosmetica Italia, “i numeri della cosmetica”, 2025
[3] https://www.ice.it/it/settori/sistema-moda-e-persona/cosmetica; elaborazione su dati Cosmetica Italia 57ª Analisi del settore e dei consumi cosmetici in Italia






