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Serena Amato
Sustainability Consultant
serena.amato@altisadvisory.com

Negli ultimi anni la sostenibilità è diventata un elemento centrale nel dialogo tra imprese, consumatori, investitori e istituzioni. La crescente attenzione verso l’impatto ambientale e sociale delle attività economiche ha portato molte aziende a inaugurare o intensificare la propria comunicazione sul tema. In questo contesto, la maggiore attenzione comunicativa alla sostenibilità ha contribuito a generare un panorama informativo in cui le dichiarazioni non sempre sono state supportate pienamente da evidenze.

Il greenwashing non è infatti soltanto la pubblicità intenzionalmente ingannevole o il claim accattivante per il consumatore. È spesso il risultato di comunicazioni affrettate, scollegate dalla strategia aziendale, costruite più per rispondere alle aspettative del mercato che per comunicare un reale cambiamento. Un messaggio vago e generico, un’affermazione difficile da dimostrare, una dichiarazione per il futuro priva di impegni formali: elementi apparentemente innocui che, se non accompagnati da evidenze, possono rappresentare un vero e proprio boomerang.

Comunicare senza un adeguato supporto informativo, infatti, non minaccia solo la credibilità del messaggio ma diventa un fattore di rischio aziendale. Il primo è quello reputazionale: quando un’azienda diffonde informazioni vaghe, non verificabili o eccessivamente ottimistiche, anche una singola incoerenza o mancanza può indebolire la reputazione aziendale sui temi di sostenibilità e mettere in dubbio l’intero percorso ESG dell’azienda. A questo può poi aggiungersi il rischio normativo, per cui le dichiarazioni di sostenibilità non supportate da evidenze possono essere considerate come potenziali pratiche commerciali scorrette nei confronti del consumatore (Direttiva UE 2024/825; D.Lgs. 30/2026) e come concorrenza sleale all’interno del mercato (art.2598 c.c.). Tali violazioni possono tradursi in sanzioni, obblighi di rettifica, ritiro dei materiali o dei prodotti dal mercato, con conseguenti rischi operativi e finanziari significativi. Queste circostanze possono portare, infine, ad una perdita di fiducia da parte dei consumatori, istituzioni, partner e investitori, con possibili effetti negativi sulla percezione complessiva dell’azienda, anche in ambiti non direttamente legati alla sostenibilità.

Un approccio strategico

Per prevenire al meglio questi rischi è quindi necessario rafforzare la qualità dell’informazione. Ciò significa ancorarla a una sostenibilità fatta di azioni, dati e risultati verificabili, supportandola con processi di monitoraggio strutturati che assicurino puntualità del dato, correttezza della misurazione e visione del processo nel tempo. Solo in questo modo, l’azienda può valorizzare il lavoro svolto, consolidare la fiducia e distinguersi in un contesto in cui la trasparenza è sempre più determinante e premiante.

Una comunicazione ESG solida è inoltre una comunicazione continua e coerente nel tempo. Senza obiettivi chiari e un indirizzo strategico definito, la comunicazione rischia di apparire frammentata e vulnerabile. Solo un percorso strutturato consente di costruire la base per supportare ciò che viene comunicato. E’ quindi necessario ribaltare la prospettiva: la comunicazione non deve essere il punto di partenza della sostenibilità, ma la conseguenza naturale di un percorso definito e una strategia strutturata. Grazie a questo approccio, la comunicazione può  rappresentare l’opportunità di distinguersi per chi investe concretamente nella sostenibilità.

Una vera comunicazione di sostenibilità nasce dunque dal processo, non è raccontare di essere sostenibili. Ciò significa dare risonanza alle azioni portate avanti, ai risultati ottenuti, agli obiettivi che guidano il percorso, ai limiti e agli ostacoli che restano da affrontare nel futuro.

Comunicare la sostenibilità significa trasformare gli impegni aziendali in evidenze in grado di amplificare il valore: dare visibilità ai risultati ottenuti grazie agli investimenti in percorsi di decarbonizzazione; mostrare l’impatto prodotto per le persone e per la comunità attraverso progetti sociali consolidati; mettere in luce il lavoro costruito insieme ai fornitori per ampliare il raggio d’azione secondo l’approccio della responsabilità condivisa. Quanto più questi elementi sono strutturati in percorsi strategici perseguiti nel tempo, più la comunicazione di sostenibilità sarà autentica e autorevole, diventando lo strumento per condividere il proprio percorso ESG al di fuori del perimetro aziendale.

Il rischio non è dunque parlare di sostenibilità. Il rischio è farlo ancor prima di aver costruito qualcosa di concreto che può essere comunicato.

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