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Jacopo Bassi
Senior Manager
jacopo.bassi@altisadvisory.com

Per lungo tempo la biodiversità è stata considerata un tema distante dal mondo delle imprese, associato principalmente alla tutela di specie minacciate, alla conservazione degli habitat o a iniziative ambientali locali. Da diverso tempo, però, questa prospettiva sta cambiando: la perdita di biodiversità viene sempre più riconosciuta come un fattore che influenza la solidità dei modelli di business, la resilienza delle filiere e la capacità delle aziende di operare nel lungo periodo.

Il motivo è semplice: le imprese non operano in un ambiente separato dalla natura, ma all’interno di sistemi ecologici dai quali dipendono direttamente o indirettamente. Gli ecosistemi forniscono infatti risorse fondamentali come acqua, cibo e materie prime, ma svolgono anche funzioni meno visibili, come la regolazione del clima, la depurazione delle acque, l’impollinazione e il mantenimento della fertilità dei suoli. Questi benefici, definiti “servizi ecosistemici”, costituiscono una base essenziale per il funzionamento delle economie e delle società.

La relazione tra imprese e natura è quindi bidirezionale. Da un lato, le attività economiche esercitano pressioni sugli ecosistemi attraverso, per esempio, il cambiamento d’uso del suolo, l’inquinamento, lo sfruttamento delle risorse naturali o l’alterazione degli habitat. Dall’altro, il degrado degli ecosistemi può compromettere la disponibilità e la qualità delle risorse da cui dipendono molte attività produttive.

Mitigare gli impatti per contenere i rischi

La riduzione della biodiversità può tradursi in rischi concreti per le imprese. Il deterioramento degli ecosistemi può infatti determinare scarsità di materie prime, aumento dei costi di approvvigionamento, maggiore instabilità delle catene di fornitura e nuove esigenze di adeguamento normativo.

Pensiamo, per esempio, a una filiera alimentare: la perdita di biodiversità può compromettere la produttività agricola attraverso la riduzione degli impollinatori, il deterioramento della qualità dei suoli o la maggiore vulnerabilità agli eventi estremi. In altri settori, la disponibilità di acqua, legname, fibre naturali o altre risorse può diventare un elemento critico per la continuità produttiva.

Il tema riguarda quindi non solo le aziende tradizionalmente associate all’ambiente o alle risorse naturali, ma qualsiasi organizzazione che abbia una catena del valore complessa. La crescente attenzione verso la natura nasce proprio dalla consapevolezza che molti impatti e molte dipendenze si trovano a monte o a valle dell’attività aziendale, nelle filiere di fornitura e nei territori in cui le imprese operano.

Analizzare per agire

L’evoluzione del tema della biodiversità è legata anche alla nascita di strumenti che aiutano le imprese a integrare la natura nei processi decisionali. Le raccomandazioni della Taskforce on Nature-related Financial Disclosures (TNFD), per esempio, propongono un approccio volto a identificare, valutare e gestire dipendenze, impatti, rischi e opportunità legati alla natura, collegandoli alla gestione strategica e finanziaria dell’impresa.

Un primo passo consiste nel comprendere dove e come l’organizzazione interagisce con gli ecosistemi. Il framework TNFD propone un percorso basato sull’approccio LEAP: individuare i punti di interazione con la natura, valutare impatti e dipendenze, analizzare rischi e opportunità e definire le strategie di risposta.

Per molte aziende questo significa partire da una domanda semplice: quali attività, prodotti, materie prime o fornitori sono maggiormente collegati alla natura? La risposta richiede spesso di superare una visione limitata ai confini aziendali e analizzare l’intera catena del valore, concentrandosi sulle aree dove gli impatti o le dipendenze risultano più rilevanti.

Affrontare il tema della biodiversità non significa necessariamente avviare immediatamente grandi programmi di ripristino degli ecosistemi. Per molte imprese il primo passo è costruire consapevolezza: identificare le principali interazioni con la natura, comprendere i rischi potenziali e individuare le aree in cui intervenire con maggiore efficacia.

Questo percorso può portare a diverse opportunità: maggiore resilienza delle filiere, riduzione dei rischi operativi, innovazione nei prodotti e nei processi, miglioramento delle relazioni con clienti e investitori e capacità di anticipare l’evoluzione normativa.

La biodiversità sta quindi entrando nella gestione strategica delle imprese perché riguarda una questione profonda: la capacità dei modelli economici di continuare a creare valore in un contesto in cui le risorse naturali non sono infinite e gli equilibri degli ecosistemi stanno cambiando.

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