Analisi dei risultati della consultazione sulla SFDR: sfide e proposte (parte 2)

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Nicolò Lascari
Manager
nicolo.lascari@altisadvisory.com

1. Scarsa efficacia e trasparenza

I risultati della consultazione evidenziano che il 58% degli operatori ha espresso dubbi sui benefici effettivi del regolamento, evidenziando un disallineamento tra i costi attuali e i risultati ottenuti. Inoltre, il 52% dei rispondenti non è convinto che l’SFDR abbia la capacità di indirizzare i capitali verso investimenti sostenibili, mentre solo il 14% ha una visione ottimistica in tal senso.

Per quanto riguarda l’aumento della trasparenza sull’integrazione dei rischi di sostenibilità, il 43% degli operatori specializzati è parzialmente d’accordo, mentre gli altri si dividono equamente tra chi è fortemente e debolmente d’accordo. Allo stesso modo, il 46% degli operatori rimane neutro sulla possibilità che l’SFDR aumenti la trasparenza per gli investitori finali riguardo agli impatti negativi, ma una parte significativa (il 31%) non crede che ciò sia possibile.

Inoltre, la consultazione rivela che la maggioranza degli operatori concorda sul fatto che alcune informazioni fornite dall’SFDR non siano sufficientemente utili agli investitori e ritiene che concetti chiave, come la definizione di investimento sostenibile, non siano abbastanza chiari, evidenziando la necessità di miglioramenti e chiarimenti nel quadro normativo.

2. Greenwashing e utilizzo Improprio

Una critica significativa è stata rivolta all’uso improprio dell’Sfdr come strumento di marketing, anziché come strumento di disclosure effettiva. Il 39% degli operatori ritiene che l’Sfdr non venga utilizzato correttamente come strumento di disclosure, ma piuttosto come strumento di etichettatura e marketing, nella fattispecie si fa riferimento alla classificazione articolo 8 e 9. Questo solleva preoccupazioni riguardo al rischio di greenwashing e alla creazione di incertezza giuridica nell’ambito normativo.

3. Difficoltà nella disclosure sui Principal Adverse Impact (PAI) e a ottenere dati di buona qualità

In merito alla divulgazione dei Principal Adverse Impact (PAI) a livello di prodotto, una vasta maggioranza di operatori concorda sulle difficoltà metodologiche nell’attuale SFDR legate agli indicatori PAI. Inoltre, per la maggior parte dei partecipanti (63%), non è chiaro come i requisiti di divulgazione dei PAI a livello di prodotto si integrino con gli obblighi di divulgazione previsti dagli articoli 8 e 9.

L’88% degli operatori ha segnalato difficoltà nel reperire dati di alta qualità per quanto riguarda i PAI a livello di entità e di prodotto, oltre che nella valutazione della percentuale di investimenti allineati alla Tassonomia. Questi risultati sottolineano le sfide operative e concettuali legate alla divulgazione dei PAI e alla conformità con gli standard di sostenibilità.

4. Interazione con le altre normative

Infine, per quanto riguarda l’interazione dell’SFDR con altre normative, come la Mifid 2 e la Idd, solo il 10% degli operatori ritiene che le informazioni fornite dall’SFDR siano sufficientemente utili e comparabili per consentire ai distributori di determinare se un prodotto finanziario soddisfi le preferenze di sostenibilità degli investitori.

5. Potenziali cambiamenti

Nella consultazione, la maggioranza degli operatori si è espressa a favore dell’implementazione di requisiti uniformi di informazione per tutti i prodotti finanziari nell’UE (anche quelli senza claim sostenibili), con oltre il 55% dei partecipanti favorevoli. Bruxelles ha chiesto feedback su quali requisiti di disclosure dovrebbero essere considerati, con le divulgazioni relative alla Tassonomia, le strategie di engagement, le esclusioni e l’utilizzo dei criteri ESG nel processo di investimento tra le opzioni più popolari.

La Commissione Europea ha proposto due approcci per la classificazione dei prodotti: uno basato su categorie distinte dalle definizioni degli articoli 8 e 9, ad esempio concentrandosi sul tipo di strategia di investimento del prodotto, e l’altro che trasformerebbe gli articoli 8 e 9 in categorie formali di prodotti.

I sostenitori del primo approccio ritengono che una categorizzazione theme-based rifletterebbe meglio gli obiettivi di sostenibilità e le esigenze degli investitori, consentendo una maggiore efficacia nell’implementazione di questioni come la transizione e gli investimenti sostenibili. Al contrario, i sostenitori del secondo approccio preferirebbero mantenere le categorie degli articoli 8 e 9, pur definendo i concetti sottostanti in modo più chiaro e includendo criteri minimi per le categorie di prodotti sostenibili.

In entrambi i casi, si discute l’importanza di un sistema di etichettatura che fornisca chiarezza agli investitori, con l’idea di rappresentare categorie come i fondi d’impatto, i fondi tematici o allineati alla sostenibilità e i fondi di transizione.

5. Conclusioni e prospettive future

In questo contesto, nel corso del 2024, si attende l’approvazione da parte delle istituzioni europee delle modifiche ai Regulatory Technical Standards (Rts) del SFDR, proposte dalle autorità di vigilanza europee (Esas) nel loro Final Report pubblicato lo scorso dicembre. Queste modifiche prevedono, in particolare, l’introduzione di tre nuovi indicatori per i Pai sociali obbligatori e modifiche a quelli già esistenti. Inoltre, si attende la pubblicazione della versione definitiva delle linee guida relative all’utilizzo dei termini ESG e relativi alla sostenibilità nei nomi dei fondi di investimento da parte dell’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (Esma). Queste linee guida proporranno che i fondi garantiscano soglie minime per gli investimenti che soddisfino le caratteristiche o gli obiettivi di sostenibilità (80%), oltre all’applicazione delle esclusioni obbligatorie previste per i Paris-aligned Benchmark (PAB) e per i Climate Transition Benchmark (CTB).

In conclusione, i risultati della consultazione indicano chiaramente la necessità di una revisione del Regolamento SFDR al fine di rendere la finanza sostenibile più efficace, trasparente e coerente. L’Unione Europea deve considerare attentamente i feedback ricevuti e continuare a lavorare verso un quadro normativo più robusto che supporti la transizione verso investimenti sostenibili e protegga gli investitori dal greenwashing.