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Giangiacomo Gargano
Sustainability Consultant
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La rilevanza ambientale e socio economica del patrimonio edilizio: una questione di stazza

Il patrimonio edilizio europeo occupa una posizione centrale nel percorso verso gli obiettivi del Green Deal. Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), è responsabile del 42% del consumo energetico finale europeo e del 35% delle emissioni di gas a effetto serra (GHG), includendo sia gli impatti diretti sia quelli indiretti legati all’uso di elettricità e calore.

A questa dimensione si affianca una forte pressione sulle risorse: la filiera del costruito assorbe circa il 50% dei materiali estratti nell’UE (1,8 miliardi di tonnellate annue) e incide sul capitale naturale anche attraverso la sigillatura permanente del suolo (soil sealing), che interessa il 4,3% del territorio europeo, compromettendo biodiversità e funzioni ecosistemiche.

Sul fronte dei rifiuti, l’edilizia genera il principale flusso di scarti dell’Unione (35-38% del totale), con circa 400 milioni di tonnellate annue di rifiuti da costruzione e demolizione (C&D): nonostante tassi di recupero spesso elevati, la transizione verso un modello pienamente circolare resta frenata dal downcycling, che destina molti materiali a impieghi a basso valore (come i sottofondi stradali) invece di reimmetterli in cicli produttivi per nuovi componenti di qualità.

Il peso del settore è anche economico e occupazionale: nel 2023 ha attivato investimenti per circa 1,7 trilioni di euro, impiegando quasi 25 milioni di persone, rendendo la trasformazione del costruito non solo un’esigenza climatica, ma anche una leva per competitività industriale, qualità dell’abitare e resilienza territoriale.

In Italia, questa fotografia si accentua: Il parco immobiliare è ampio e datato e ciò rende più complessa la riqualificazione. Secondo ENEA, su 12,4 milioni di edifici residenziali, oltre il 60% è stato costruito prima del 1976 (prima dell’entrata in vigore della prima normativa organica sul risparmio energetico del 1991), con una marcata polarizzazione delle prestazioni: nel 2024, le classi più efficienti (A4-B) rappresentano solo il 20% degli APE residenziali, mentre le classi F e G restano predominanti (45,3%). Coerentemente i consumi differiscono in modo netto: un’abitazione pre-1945 consuma mediamente 226,8 kWh/m² anno, quasi tre volte rispetto ai 74,5 kWh/m² di un edificio post-2016.

Alla fragilità energetica si sommano il peso climatico e materico: secondo ISPRA, nel 2022 il settore residenziale e dei servizi ha generato circa il 18% delle emissioni nazionali (73,5 Mt CO₂eq) e sul versante dei materiali e del fine vita, le attività di C&D hanno prodotto quasi 80,8 milioni di tonnellate di rifiuti (circa il 50% del totale nazionale). Nel complesso, anche il contesto nazionale conferma che la riqualificazione non può essere letta come intervento esclusivamente energetico, ma come trasformazione integrata del costruito.

Dal tema energetico al ciclo di vita: un cambio di paradigma

Per lungo tempo la sostenibilità in edilizia è stata letta quasi esclusivamente attraverso la lente dell’efficienza energetica in fase d’uso. Il quadro appena delineato mostra però un profilo d’impatto ambientale più articolato: accanto ai consumi energetici e alle emissioni operative, assumono un ruolo rilevante l’uso dei materiali, il consumo di suolo, gli effetti sulla biodiversità e la gestione del fine vita. Da questa consapevolezza emerge un cambio di paradigma fondato sull’approccio Whole Life Cycle, che valuta la prestazione ambientale dell’edificio lungo l’intero ciclo di vita, dalla produzione dei materiali alla costruzione, dall’uso fino alla demolizione.

In tale prospettiva, la fase di prodotto risulta decisiva. Secondo l’EEA, estrazione, trasporto e trasformazione dei materiali da costruzione rappresentano tra il 20% e il 35% degli impatti ambientali complessivi di un edificio e circa il 6% delle emissioni totali dell’Unione. Ne consegue che, con il progressivo miglioramento degli standard energetici in esercizio, cresce il peso relativo del carbonio incorporato (embodied carbon), ossia delle emissioni generate per produrre, trasportare e mettere in opera i materiali, rendendo centrali le scelte progettuali e le modalità di approvvigionamento.

Le stime più recenti confermano questa dinamica: nel 2026, le emissioni annue di Whole life carbon del parco edilizio dell’UE sono state stimate in circa 808 MtCO₂e, di cui il 27% attribuibile alle emissioni incorporate. Inoltre, pur rappresentando circa l’1% della superficie complessiva, la nuova edilizia contribuisce in modo sproporzionato alle emissioni annuali del settore, incidendo per circa il 18% delle emissioni di ciclo di vita, in larga parte concentrate nelle fasi iniziale. Materiali come calcestruzzo, acciaio, laterizi e isolanti figurano tra i principali responsabili di tali impatti.

È su questo sfondo che acquista pieno significato il quadro normativo multilivello dell’Unione Europea, orientato a rendere le prestazioni ambientali misurabili, confrontabili e progressivamente obbligatorie lungo l’intero ciclo di vita degli edifici.

Il quadro normativo UE: un’architettura integrata per il ciclo di vita

Negli ultimi anni, il quadro regolatorio europeo si è evoluto da un focus sull’energia “in esercizio” a un impianto integrato che combina prestazioni dell’edificio, decarbonizzazione della fornitura, qualità dei dati di prodotto e responsabilità di filiera. In questa logica, l’UE costruisce una cornice che rende le prestazioni ambientali misurabili, confrontabili e progressivamente cogenti, in linea con la prospettiva “Whole life”.

I pilastri trasversali: trasparenza, finanza, responsabilità e prezzo

  1. Rendicontazione di sostenibilità (CSRD)

La Direttiva (UE) 2022/2464 (CSRD) rafforza gli obblighi di rendicontazione di sostenibilità e introduce standard comuni (ESRS), aumentando comparabilità e robustezza dei dati ESG. In Italia la CSRD è stata recepita con il D.lgs. 125/2024 (con impatti diretti su dati di cantiere e catena del valore, incluse le emissioni Scope 3);

  1. Finanza sostenibile (Tassonomia UE)

Il Reg. (UE) 2020/852 e gli atti delegati definiscono quando un’attività può dirsi “ecosostenibile”, legando l’accesso al capitale e la disclosure al rispetto di criteri ambientali (contributo sostanziale, DNSH e garanzie minime). Per il real estate questo sposta l’attenzione dalla sola prestazione energetica a una conformità più ampia (circolarità, tutela ecosistemi e assenza di impatti significativi su altri obiettivi ambientali);

  1. Due diligence di filiera (CSDDD)

La Direttiva (UE) 2024/1760 estende la sostenibilità dalla sola disclosure alla gestione della catena del valore. Le imprese devono monitorare e mitigare gli impatti ambientali e sociali dei propri fornitori. Nel costruito, dove materiali e subappalti concentrano rischi significativi, la scelta dei fornitori diventa un tema di risk management;

  1. Carbon pricing (ETS/ETS2)

La riforma ETS (Direttiva (UE) 2023/959) amplia gli strumenti di prezzo della CO₂, introducendo un meccanismo dedicato a edifici e trasporto stradale (ETS2). La tempistica è stata oggetto di revisione, con posticipo dell’avvio al 2028 (rispetto all’impostazione iniziale 2027). Operativamente, i combustibili fossili per il riscaldamento tenderanno a perdere competitività economica, mentre efficienza, elettrificazione e rinnovabili diventano opzioni più vantaggiose nel medio periodo.

Il nucleo settoriale: la sinergia tra EPBD e RED III

Al centro della transizione del costruito c’è la convergenza tra riduzione della domanda energetica e decarbonizzazione della fornitura, in cui si innesta la sinergia tra EPBD e RED III: la prima alza gli standard prestazionali dell’edificio e introduce metriche “Whole life”; la seconda accelera la quota di rinnovabili e la decarbonizzazione del calore, incidendo su tecnologie impiantistiche e traiettorie nazionali.

  • EPBD – Direttiva (UE) 2024/1275 (“Case Green”)

La direttiva mira a un parco immobiliare decarbonizzato entro il 2050 e a nuovi edifici a emissioni zero entro il 2030. Tuttavia, la novità più rilevante è metodologica: la EPBD richiede il calcolo e la disclosure del Global Warming Potential (GWP) di ciclo di vita nei certificati di prestazione energetica per i nuovi edifici con superficie >1.000 m² dal 2028, estendendo l’obbligo a tutti i nuovi edifici dal 2030. In questo modo, LCA e WLC passano da buona pratica volontaria a requisito progressivamente regolatorio, con effetti su progettazione, materiali e rendicontazione;

  • RED III – Direttiva (UE) 2023/2413

La RED III innalza il target UE di rinnovabili al 42,5% al 2030 (con ambizione 45%) e rafforza la traiettoria di decarbonizzazione di riscaldamento e raffrescamento, favorendo elettrificazione (pompe di calore) e teleriscaldamento efficiente. In Italia, il recepimento è stato completato con il D.lgs. 9 gennaio 2026 n. 5 (in vigore dal 4 febbraio 2026).

A supporto di queste normative, quale strumento di raccordo, vi è Level(s), il quadro europeo di indicatori che offre un linguaggio comune per misurare e confrontare le prestazioni ambientali lungo il ciclo di vita (incluso il GWP), riducendo l’asimmetria informativa tra progettisti, imprese, investitori e stazioni appaltanti.

Materiali, dati e circolarità

Se EPBD e RED III intervengono su prestazione ed energia, un secondo asse normativo riguarda materiali e dati: la decarbonizzazione “Whole life” richiede informazioni affidabili sui prodotti e tracciabilità lungo filiera.

  • CPR – Reg. (UE) 2024/3110 e Digital Product Passport

Il nuovo Construction Products Regulation (CPR), in vigore dal 7 gennaio 2025 e applicabile dall’8 gennaio 2026, modernizza le regole di commercializzazione dei prodotti da costruzione, rafforzando trasparenza, comparabilità e digitalizzazione delle informazioni. L’elemento abilitante è il Digital Product Passport (DPP), una “carta d’identità digitale” del prodotto che struttura e rende accessibili dati di prestazione e conformità, con una crescente attenzione anche alle informazioni di sostenibilità: i dati di prodotto potranno alimentare in modo più solido i calcoli LCA e WLC richiesti dalla EPBD;

  • ESPR, Reg. (UE) 2024/1781

L’ Ecodesign for Sustainable Products Regulation (ESPR) istituisce una cornice orizzontale per requisiti di progettazione sostenibile e per l’adozione del DPP, estendendo l’approccio oltre i soli prodotti “energy-related”. La direzione è la convergenza e l’interoperabilità: un DPP “orizzontale” (ESPR) coerente con i DPP settoriali (come quello del CPR).

In parallelo, sul fine vita, la Direttiva Quadro Rifiuti 2008/98/CE continua a guidare la filiera verso la circolarità, fissando la gerarchia europea dei rifiuti e spingendo su prevenzione, recupero e qualità del riciclo. In questa direzione si collocano strumenti come audit pre-demolizione e demolizione selettiva, già integrati in Italia nei CAM Edilizia, che richiedono criteri rigorosi su contenuto riciclato e disassemblabilità. I CAM, obbligatori per tutti gli appalti pubblici dal febbraio 2026, anticipano e promuovono le logiche di ciclo di vita che l’Unione Europea sta progressivamente consolidando e irradiando nel mercato privato.

Parole d’ordine per l’edilizia del domani: edifici leggeri ed autonomia energetica

La transizione verso un’edilizia sostenibile è ormai una condizione di competitività per l’intera filiera. Il quadro europeo sta evolvendo verso una sostenibilità operativa, in cui alle certificazioni volontarie (come i protocolli LEED o BREEAM) si affiancano requisiti basati su dati, metriche e gestione del rischio. In questo contesto, la competitività delle imprese dipenderà sempre più dalla capacità di misurare, dimostrare e migliorare le prestazioni ambientali lungo l’intero ciclo di vita, in modo comparabile e verificabile.

Le 4 leve prioritarie per gli operatori del settore:

  1. Misurare: con l’introduzione del GWP di ciclo di vita, la misurazione delle emissioni non è più opzionale, ma diviene abilitante per progettazione, offerte e rendicontazione. Integrare in modo sistematico analisi LCA e WLC riduce il rischio di non conformità futura e tutela il valore degli asset;
  2. Strutturare: Il nuovo CPR e la cornice ESPR spingono verso una documentazione digitale interoperabile. Strutturare e scambiare dati tecnici e ambientali in modo standardizzato riduce tempi di gara, contenziosi e incertezze e alimenta in modo più efficiente i calcoli richiesti (o attesi) dalle normative;
  3. Ripensare: politiche su rifiuti e circolarità, insieme ai requisiti nazionali per gli appalti pubblici, orientano il settore oltre il downcycling, puntando su qualità del recupero, tracciabilità, demolizione selettiva e gestione avanzata dei materiali. Investire in circolarità riduce l’esposizione alla volatilità delle materie prime vergini e anticipa standard in crescita anche nel privato;
  4. Proteggere: l’avvento dell’ETS2 impone una revisione delle strategie energetiche. Investire oggi in elettrificazione e progressivo abbandono dei combustibili fossili significa proteggere il valore degli asset immobiliari dalla possibile svalutazione economica legata ai costi delle emissioni.

In conclusione, prepararsi oggi significa trasformare la sostenibilità in capacità operativa: il valore di un edificio sarà sempre più legato alla sua autonomia energetica e alla sua “leggerezza climatica” lungo l’intero ciclo di vita. Anticipare questa traiettoria vuol dire migliorare fin d’ora processi e scelte progettuali, per restare competitivi nel mercato di domani.

Riferimenti

European Environment Agency (EEA), Greenhouse gas emissions from energy use in buildings in Europe (Indicator), pubblicato 6 novembre 2025. Disponibile su: https://www.eea.europa.eu/en/analysis/indicators/greenhouse-gas-emissions-from-energy;

European Environment Agency (EEA), Addressing the Environmental and Climate Footprint of Buildings, EEA Report 09/2024 (Panoramica sugli impatti ambientali del costruito lungo il ciclo di vita).

Eurostat, Waste statistics – Statistics Explained (estrazione dati settembre 2024). Disponibile su: https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Waste_statistics;

European Commisison, EU Construction & Demolition Waste Management Protocol, 2024. Disponibile su: https://euagenda.eu/publications/eu-construction-demolition-waste-management-protocol

Interreg Europe – Policy Learning Platform, Policy brief on sustainable and circular construction (Policy Brief), marzo 2024. Disponibile su:https://www.interregeurope.eu/find-policy-solutions/policy-briefs/sustainable-circular-construction .

FIEC – European Construction Industry Federation, Statistical Report 2025 (68ª ed.; overview investimenti, occupazione e trend 2023‑2025). Disponibile su: https://www.fiec.eu/library/publications/statistical-report

ENEA, La consistenza del parco immobiliare nazionale, 2024. Disponibile su: https://www.pubblicazioni.enea.it/le-pubblicazioni-enea/edizioni-enea/anno-2024/la-consistenza-del-parco-immobiliare-nazionale.

ENEA; CTI – Comitato Termotecnico Italiano Energia e Ambiente, Rapporto annuale sulla certificazione energetica degli edifici – annualità 2024, 2024. Disponibile su: https://www.pubblicazioni.enea.it/le-pubblicazioni-enea/edizioni-enea/anno-2024/rapporto-annuale-sulla-certificazione-energetica-degli-edifici-annualita-2024.html

ENEA, The Italian Annual Report on Building Energy Certification, 2025. Disponibile su: https://www.efficienzaenergetica.enea.it/

ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, Le emissioni di gas serra in Italia. Obiettivi di riduzione al 2030, Rapporto n. 399/2024, 2024. Disponibile su:https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/le-emissioni-di-gas-serra-in-italia-obiettivi-di-riduzione-al-2030

ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, Rapporto rifiuti speciali, Rapporto 402/ 2024, 2024. Disponibile su: https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/rapporto-rifiuti-speciali-edizione-2024

European Commission, SWD(2026) 93, “Supporting life-cycle approaches to decarbonise European buildings”, 2026, Disponibile su: https://environment.ec.europa.eu/publications/commission-staff-working-document-supporting-life-cycle-approaches-decarbonise-european-buildings_en

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