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Stella Gubelli
Amministratore Delegato
stella.gubelli@altisadvisory.com

Negli ultimi anni si è assistito a una crescita significativa dell’importanza dei rating ESG, diventati uno degli strumenti principali per valutare il profilo di sostenibilità delle imprese. Sempre più investitori, clienti e istituti di credito li utilizzano per comprendere quanto un’azienda sia attenta agli aspetti ambientali, sociali e di governance.

I rating ESG nascono dall’applicazione al mondo della sostenibilità di metodologie tipiche dell’analisi finanziaria. Proprio come avviene nell’ambito economico-finanziario, si cerca di sintetizzare informazioni complesse in un indicatore sintetico, utile per confrontare aziende diverse.

Attraverso questi strumenti è possibile analizzare diversi aspetti: l’approccio gestionale alla sostenibilità (strategie, policy e governance), le performance effettive (ad esempio emissioni o pratiche sociali) e l’esposizione ai rischi ESG, sempre più rilevanti anche sul piano economico e reputazionale.

Non esiste però un unico modello di rating. Il panorama è articolato e comprende diversi provider, ciascuno con metodologie proprie. Alcuni si stanno progressivamente affermando come punti di riferimento a livello internazionale.

ESG e performance finanziarie: un legame complesso

Uno dei motivi principali della crescente attenzione verso i rating ESG riguarda il loro potenziale legame con le performance finanziarie. In teoria, un buon profilo ESG dovrebbe tradursi in una maggiore capacità di gestire i rischi, una migliore reputazione e, nel lungo periodo, risultati economici più solidi e meno volatili.

Numerosi studi evidenziano come le imprese più attente alla sostenibilità tendano a essere più resilienti e ad attrarre capitali con maggiore facilità. Tuttavia, il legame non è sempre lineare né immediato, anche a causa delle differenze tra metodologie di rating.

Un esempio concreto riguarda il costo del debito: un’azienda con un buon rating ESG può ottenere condizioni di finanziamento più favorevoli, ad esempio attraverso strumenti come i green bond o i sustainability-linked loan, in cui il tasso di interesse è legato al raggiungimento di specifici obiettivi di sostenibilità. In questo caso, la performance ESG si traduce direttamente in un beneficio economico misurabile.

Un utilizzo sempre più diffuso, ma spesso “indotto”

La crescente diffusione dei rating ESG è confermata anche dalla ricerca condotta nel 2025 da ALTIS Advisory. L’indagine evidenzia come l’adozione di un rating ESG sia nella maggior parte dei casi una risposta a pressioni esterne. Sono infatti clienti, partner commerciali, investitori e istituti di credito a richiederlo sempre più frequentemente.
Questo dato suggerisce che, più che nascere da una spinta interna strategica, i rating ESG siano spesso percepiti come uno strumento necessario per rispondere alle richieste esterne.

Il problema della trasparenza: un “vetro satinato”

Uno dei nodi centrali emersi dall’indagine riguarda la trasparenza dei sistemi di rating. Le imprese segnalano infatti una carenza di chiarezza e coinvolgimento nei processi di valutazione.
Una metafora efficace descrive questi strumenti come un “vetro satinato”: si intravede cosa c’è dietro, ma non è possibile comprendere pienamente come si arrivi al giudizio finale.

Questa opacità non ha solo implicazioni operative, ma anche economiche: se le imprese non comprendono quali fattori incidano maggiormente sul rating, diventa difficile allocare in modo efficiente le risorse e massimizzare il ritorno degli investimenti in sostenibilità.

Le difficoltà delle PMI e la questione della comparabilità

Le criticità risultano ancora più evidenti per le piccole e medie imprese. Le PMI segnalano in particolare:

  • un eccessivo ricorso a metriche quantitative standardizzate
  • metodologie poco sensibili alle specificità settoriali e dimensionali
  • un carico informativo talvolta sproporzionato rispetto alle risorse disponibili

A questo si aggiunge un altro elemento cruciale: la forte disomogeneità tra i diversi sistemi di rating. L’85% delle aziende che ha ricevuto più valutazioni ESG dichiara infatti di aver ottenuto giudizi tra loro non coerenti.

Questa mancanza di coerenza riduce anche la loro utilità finanziaria: se gli investitori ricevono segnali divergenti, diventa più difficile utilizzare i rating come base solida per le decisioni di allocazione del capitale.

Un segnale positivo: innovazione e riconoscimento

Nonostante le criticità, emerge anche un segnale incoraggiante. Le imprese che investono maggiormente in innovazione organizzativa, strumenti di misurazione e sistemi di governance percepiscono i rating ESG come più capaci di riconoscere i propri sforzi.

In questi casi, il collegamento con le performance finanziarie diventa più evidente: una migliore gestione dei rischi e una maggiore solidità organizzativa possono tradursi in efficienza operativa, accesso più agevole al capitale e maggiore fiducia da parte degli stakeholder.

Una sfida aperta per tutto l’ecosistema

Il messaggio che emerge è chiaro: i rating ESG rappresentano uno strumento potenzialmente molto utile, ma ancora imperfetto. Per esprimere appieno il loro valore, anche in termini finanziari, devono evolvere verso modelli più trasparenti, comparabili e capaci di dialogare con le imprese.

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