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Valentina Bramanti
Responsabile Strategia e Reporting
valentina.bramanti@altisadvisory.com
Un quadro in trasformazione
La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) entra nel suo secondo anno di piena applicazione, segnando un cambiamento metodologico nella rendicontazione di sostenibilità. Se il 2025 ha rappresentato un periodo di sperimentazione – dovuto alla prima applicazione degli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), i report pubblicati nel 2026 permettono di osservare alcune tendenze che si stanno consolidando.
L’analisi di dei primi report pubblicati riferiti al 2025, di cui uno italiano (1), offre già indicazioni significative sulla qualità delle rendicontazioni, sulle difficoltà affrontate dalle imprese e sulle traiettorie evolutive più probabili del reporting.
Tre gli elementi chiave introdotti dagli Standard ESRS che verranno analizzati dal presente contributo:
- la struttura delle dichiarazioni di sostenibilità
- il processo di doppia materialità, inclusa l’analisi della catena del valore
- le informazioni prospettiche
1. Struttura delle dichiarazioni di sostenibilità: tra standardizzazione e complessità
Gli ESRS nascono con l’obiettivo di favorire una maggiore comparabilità tra le Rendicontazioni di Sostenibilità. Tuttavia, le prime pubblicazioni mostrano un quadro ancora eterogeneo. La lunghezza dei documenti – spesso compresa tra 140 e 160 pagine (2) – evidenzia una ridondanza informativa che deriva prevalentemente dalla necessità di rispettare i requisiti degli Standard, con conseguente duplicazione e frammentazione dei contenuti.
La versione semplificata degli ESRS, di cui è attesa l’approvazione da parte della Commissione Europea entro il 2026, prometterà una razionalizzazione importante grazie alla riduzione di circa il 61% dei data point richiesti e a una nuova organizzazione delle informazioni. L’obiettivo è alleggerire il carico informativo, introdurre executive summary dedicati alle informazioni più rilevanti e concentrare gli aspetti metodologici e tecnici in appendici. L’aspettativa è che tale revisione semplifichi la lettura del report e renda più immediata la comprensione dei contenuti rilevanti da parte degli stakeholder.
2. Doppia materialità: catena del valore e IRO
2.1. La catena del valore come punto di partenza
L’analisi della catena del valore costituisce la base del processo di doppia materialità, poiché consente di comprendere a fondo il contesto operativo dell’azienda e gli impatti, i rischi e le opportunità considerando tutte le fasi del processo di creazione di valore. Le imprese analizzate dimostrano di aver correttamente integrato la catena del valore nell’analisi di materialità, poiché hanno individuato almeno un impatto, rischio o opportunità materiale lungo la value chain (3). Tuttavia, la raccolta dei dati upstream e downstream si conferma uno degli esercizi più complessi.
Le difficoltà di reperimento delle informazioni da fornitori e partner commerciali hanno portato molte aziende a ricorrere a stime, proxy o medie di settore. Inoltre, una quota significativa (19%) dichiara di aver sfruttato la possibilità di posticipare alcune disclosure tramite il meccanismo del phase-in, particolarmente frequente per la quantificazione delle emissioni Scope 3 (Standard E1) o per i dati sui lavoratori della catena del valore (Standard S2). Non sorprende quindi che, nel secondo anno di applicazione, diverse imprese abbiano effettuato un restatement dei dati, soprattutto in tema di emissioni, inizialmente basate su valori stimati.
La nuova versione degli ESRS eliminerà la preferenza per i dati diretti, riconoscendo fin da subito la legittimità dell’uso di stime come base di rendicontazione.
2.2. Un approccio ancora disomogeneo all’identificazione degli IRO
Il processo di identificazione degli impatti, rischi e opportunità (IRO) è stato spesso affrontato attraverso un approccio bottom up, basato sulla lista estesa dei sub-sub-topic degli ESRS. Tale scelta, adottata per garantire la massima aderenza agli Standard, ha però condotto a risultati poco selettivi: il numero medio di IRO rilevanti rendicontati dalle imprese italiane è pari a 49 per azienda, ben al di sopra della media europea, pari a 37 (4). Anche l’identificazione delle opportunità si conferma complessa e in molti casi meno sviluppata rispetto agli impatti e ai rischi.
La revisione degli ESRS orienterà verso un approccio top down, che a partire da strategia, modello di business e value chain consente di circoscrivere gli aspetti davvero rilevanti, “…senza dover effettuare un ulteriore assessment” (5).
Un ulteriore elemento di interesse riguarda l’uso, trasversale a settori diversi, delle cosiddette entity-specific disclosures: temi di sostenibilità non contemplati negli Standard ma introdotti dalle imprese per rappresentare in modo più accurato i propri impatti, rischi e opportunità. Dall’analisi emerge che molte organizzazioni hanno sentito l’esigenza di integrare aspetti non ancora pienamente coperti dagli ESRS, dando spazio a tematiche rilevanti per il contesto competitivo. Tra le tematiche più frequentemente riportate figurano la cybersecurity, l’innovazione e digitalizzazione, l’intelligenza artificiale e i big data, la qualità e sicurezza dei prodotti, i prodotti finanziari sostenibili e il food waste.
2.3. Il ruolo degli stakeholder e la sfida della quantificazione degli IRO
L’analisi evidenzia una distinzione netta nel coinvolgimento degli stakeholder: quelli esterni, come clienti, dipendenti e fornitori, sono stati coinvolti soprattutto nella valutazione degli impatti; mentre le funzioni interne quali CFO e Risk Manager e gli Organi di Direzione hanno contribuito maggiormente alla valutazione della materialità finanziaria.
La quantificazione degli effetti economici legati ai rischi e alle opportunità rimane un ambito ancora poco sviluppato. Solo poche imprese sono riuscite a fornire dati quantitativi (solo il 12% (6) in Italia), limitate dall’assenza di metodologie consolidate e dalla novità della materialità finanziaria introdotta dagli ESRS.
3. Informazioni prospettiche, obiettivi e strategia
Le sezioni strategiche dei report mostrano un miglioramento rispetto ai Bilanci di sostenibilità precedenti: quasi tutte le imprese definiscono obiettivi orientati al 2030, spesso allineati all’Agenda ONU. Tuttavia, molti target rimangono qualitativi, con poche eccezioni soprattutto in ambito sociale. Ciò limita la possibilità di valutare l’ambizione reale degli impegni, anche a causa della scarsa trasparenza sulle ipotesi a supporto (dato di partenza e metodologia di definizione per i target).
Permane inoltre una debole integrazione tra strategia aziendale e strategia ESG: le informazioni sulle risorse economiche allocate, sugli impatti attesi e sul legame con il modello di business risultano spesso incomplete o frammentarie.
Nuove soglie normative, ma una direzione comune
Come noto, l’innalzamento delle soglie dimensionali introdotto dal Pacchetto Omnibus ha ridotto il numero di imprese obbligate alla rendicontazione secondo CSRD. Questa evoluzione apre una nuova sfida: sostenere le organizzazioni escluse dell’obbligo nell’intraprendere percorsi di reporting che consentano di rispondere alle aspettative di clienti, banche e investitori, soggetti sempre più interessati e chiamati a valutare le imprese sotto il profilo della sostenibilità.
Per queste imprese, nell’attesa che si chiarisca lo Standard proposto dalla UE (7) per la rendicontazione volontaria, la priorità deve essere la costruzione di un sistema informativo ESG robusto, proporzionato e sostenibilenel tempo, capace di selezionare contenuti rilevanti, modulare il livello di dettaglio e di favorire lo sviluppo di competenze interne nella raccolta e interpretazione dei dati.
Nonostante si apra uno scenario differente tra aziende soggette e non soggette alla CSRD, è possibile suggerire dunque una direzione di lavoro comune:
- Governance e visione prospettica: le aziende devono strutturare solidi processi decisionali integrando le informazioni ESG nella strategia e nelle attività aziendali.
- Qualità dei dati: implementare un solido sistema di gestione dei dati ESG è cruciale per rispondere non solo alle richieste normative ma anche alle aspettative degli stakeholder.
- Comunicabilità: bisogna passare dalla rendicontazione alla valorizzazione delle informazioni per tutti gli stakeholder, per rendere la sostenibilità un elemento di posizionamento distintivo.
[1] Le dichiarazioni di sostenibilità 2025 analizzate: Airbus SE, Danone, DHL Group, EvonikGroup, Ferrari SpA, FiskarsGroup, Heineken, Inditex Group, Netcompany Ørsted, Zalando
[2] Survey sul primo anno di applicazione della CSRD in Italia, KPMG
[3] KPMG Survey Rendicontazione di sostenibilità 2024
[4] Osservatorio CSRD Università Cà Foscari –BDO Italia
[5] cfr. ESRS 1 simplified 3.1.2 Steps in determining the information to be reported
[6] CSRD Insights –I primi report delle quotate italiane a confronto, Deloitte
[7] Proprio in questi giorni L’EFRAG ha avviato una consultazione rivolta alle imprese europee non PMI escluse dall’ambito della CSRD, invitandole a partecipare alle attività di ricerca e confronto sul futuro Standard Volontario (VS)






