La parità di genere e l’inclusione sono ormai riconosciuti come fattori chiave per il successo a lungo termine delle organizzazioni. Non si tratta solo di un impegno etico, ma di una vera e propria leva strategica che influisce positivamente sul benessere aziendale e sulle performance economiche. In questo articolo, esploreremo come la Certificazione per la Parità di Genere UNI/PdR 125:2022 stia supportando le aziende italiane nel promuovere pratiche di inclusione concrete, e come questo strumento possa contribuire a costruire ambienti di lavoro più equi e rispettosi delle diversità, in linea con le migliori pratiche internazionali.
Il percorso verso l’inclusione: risultati e obiettivi delle imprese italiane in tema di parità di genere
La promozione della diversità, dell’equità e dell’inclusione risulta pienamente allineata con i Principi del Global Compact delle Nazioni Unite, che invitano le imprese ad adottare pratiche inclusive e non discriminatorie, promuovendo i diritti umani, il lavoro dignitoso e la parità di trattamento. Inoltre, l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile richiama l’importanza di garantire la parità di genere (Obiettivo 5), di ridurre le disuguaglianze (Obiettivo 10), e di rafforzare l’inclusione sociale a tutti i livelli (Obiettivo 16). In questo contesto, la costruzione di ambienti organizzativi più equi e inclusivi non è solo un dovere etico, ma un impegno strategico per contribuire a un’economia sostenibile e inclusiva.
La UNI/PdR 125:2022 e la promozione della parità di genere in Italia
In Italia, il paradigma del DE&I ha trovato – almeno parzialmente – una prima formalizzazione concreta nella UNI/PdR 125:2022, prassi che consente alle organizzazioni di misurare e migliorare la propria capacità di promuovere la parità di genere e l’inclusione, agendo su leve strategiche che rispecchiano i principi di equità, partecipazione e valorizzazione delle differenze.
In particolare, questa Prassi risulta fondamentale per il raggiungimento dei seguenti obiettivi:
- garantire il rispetto del principio di equità e uguaglianza, come sancito dall’art. 3 della nostra Costituzione;
- promuovere politiche favorevoli all’occupazione femminile;
- adottare misure che sostengano pari opportunità di crescita, formazione e remunerazione all’interno dell’azienda;
- prevenire il rischio di pregiudizi legati al congedo di maternità, garantendo che non influisca negativamente sulle opportunità professionali delle donne.
Ambiti di misurazione per la Certificazione sulla Parità di Genere
Per garantire una misurazione completa del livello di maturità delle organizzazioni in materia di parità di genere e inclusività, la Prassi individua sei ambiti chiave, ciascuno con un peso percentuale specifico che contribuisce alla valutazione complessiva e al monitoraggio continuo dei progressi:
- Cultura e Strategia (15%): la cultura aziendale deve riflettere valori inclusivi e l’implementazione di politiche che promuovano un ambiente di lavoro equo. Indicatori chiave includono la formalizzazione di un piano strategico, attività di sensibilizzazione, politiche per la rappresentanza equa tra i relatori e la realizzazione di interventi formativi su tematiche come gli stereotipi di genere e gli unconscious bias;
- Governance (15%): è essenziale che la governance dell’organizzazione includa strutture dedicate alla gestione delle tematiche di inclusione e parità di genere. Questo include la definizione di obiettivi legati alla parità, la presenza di figure rappresentative del genere meno numeroso e l’allocazione di budget per le attività di inclusione;
- Processi HR (10%): i processi di selezione, valutazione, formazione e sviluppo devono essere inclusivi, garantendo pari opportunità a tutti i dipendenti. Sono inclusi indicatori come la presenza di politiche di mobilità interna, l’analisi del turnover per genere e la protezione del posto di lavoro post-maternità;
- Opportunità di crescita e inclusione delle donne (20%): questo ambito misura la percentuale di donne nell’organizzazione, in posizioni dirigenziali e di responsabilità, nonché la rappresentanza femminile nella leadership e nei team di vertice. Un’attenzione particolare è data alla parità di accesso a opportunità di crescita e carriera;
- Equità remunerativa per genere (20%): questo criterio analizza la differenza retributiva tra uomini e donne a parità di ruolo e competenze, la promozione delle donne e la trasparenza nelle politiche retributive, con particolare attenzione alla parte variabile del salario;
- Tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro (20%): le aziende devono adottare politiche che supportano i dipendenti nel bilanciamento tra lavoro e vita privata, come la presenza di servizi per il rientro post-maternità/paternità, politiche di smart working, welfare aziendale e benefits per favorire la conciliazione e valorizzare l’esperienza genitoriale.
Queste aree sono fondamentali per valutare il livello di maturità di un’organizzazione in termini di inclusività e parità di genere. I progressi vengono monitorati attraverso indicatori specifici per ciascun ambito, e la somma complessiva di questi indicatori fornisce una visione olistica della cultura aziendale. La Certificazione per la Parità di Genere viene attribuita solo se l’azienda raggiunge uno score minimo complessivo del 60%, dimostrando così un impegno concreto e misurabile nelle pratiche di diversità, equità e inclusione.
Attualmente, sono 8.798 le imprese italiane che hanno ottenuto la Certificazione per la Parità di Genere, superando di gran lunga l’obiettivo fissato dal PNRR di raggiungere 800 imprese certificate entro il 2026. Questo risultato evidenzia quanto le tematiche di parità di genere e inclusività siano ormai ampiamente riconosciute e adottate dalle aziende italiane, confermando un impegno concreto e crescente verso un ambiente lavorativo più equo e rispettoso delle diversità.
Uno sguardo verso un futuro più inclusivo
La Certificazione per la Parità di Genere UNI/PdR 125:2022 si conferma come uno strumento fondamentale per misurare e promuovere l’inclusione e, in particolare, la parità di genere nelle aziende, garantendo che i progressi siano monitorati, misurabili e allineati con le migliori pratiche internazionali. Non solo contribuisce a una cultura più equa, ma rappresenta anche un vantaggio competitivo tangibile.
Con oltre 8.000 imprese italiane certificate, il superamento dell’obiettivo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) evidenzia come le tematiche di inclusione siano ormai prioritarie per un numero crescente di organizzazioni, testimoniando un impegno diffuso verso un cambiamento sociale e culturale che promuove il benessere di tutte le persone al suo interno.
In definitiva, il cammino verso una piena inclusione richiede una visione integrata che vede nella DE&I una leva per il futuro delle imprese, capace di favorire un modello economico più sostenibile e giusto per tutti.






