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Francesco Coticelli
Senior Sustainability Consultant
francesco.coticelli@altisadvisory.com
L’industria e l’allevamento sono necessari per la produzione di beni e alimenti generano impatti negativi sulla salute delle persone e sull’ambiente, attraverso il rilascio di sostanze inquinanti in grado di contaminare aria, acqua e suolo.
Da questa esigenza nasce un quadro normativo europeo dedicato alla prevenzione e riduzione delle emissioni diverse da quelle climalteranti, che in Italia e negli altri Stati membri dell’Unione europea si fonda sulla Direttiva (UE) 2010/75, nota come IED (Industrial Emissions Directive). Questo impianto è stato recentemente rivisto e rafforzato dalla Direttiva (UE) 2024/1785, la cosiddetta IED 2.0, adottata nel contesto del Green Deal europeo.
Campo di applicazione
La Direttiva mira sostanzialmente a imporre limiti di emissioni per circa un centinaio di sostanze inquinanti come gli ossidi di zolfo (SOx), gli ossidi di azoto (NOx), il metano, il particolato e le polveri sottili, il mercurio, l’ammoniaca, e molte altre ancora.
La Direttiva si applica a tutte quelle imprese che gestiscono installazioni dalle dimensioni e nei settori individuati dalla direttiva stessa. Sono ad esempio soggetti alla direttiva l’industria chimica, la siderurgia, i produttori di cemento o di ceramiche, le industrie tessili e conciarie, le grandi aziende alimentari di trasformazione di prodotti di origine sia animale che vegetale, gli allevamenti intensivi di polli e suini, ecc.
Nel complesso, si stima che saranno interessati circa 37.000 installazioni industriali e 38.000 allevamenti sul territorio dell’Unione Europea.
Una regolamentazione equilibrata, innovativa, trasparente
Pur stabilendo principi comuni, la regolamentazione è costruita secondo un approccio proporzionato, che differenzia le prescrizioni in funzione delle dimensioni e del potenziale impatto delle installazioni. Per le imprese che posseggono grandi impianti di combustione di almeno 50 MW di potenza è infatti richiesto il rispetto di norme e requisiti particolarmente stringenti, mentre per gli allevamenti è previsto un quadro regolatorio notevolmente semplificato, che entrerà in vigore non prima del 2030. Saranno comunque esclusi gli allevamenti biologici e i piccoli allevatori: si stima infatti che solo il 30% degli allevamenti europei sarà interessato da questa direttiva.
Le soglie di emissione saranno calcolate sulla base delle BAT, le migliori tecniche disponibili non solo per la loro efficacia ambientale ma anche per la loro praticabilità tecnica ed economica, contribuendo significativamente alla diffusione delle innovazioni tecnologiche. Saranno inoltre previsti processi autorizzativi più flessibili per consentire alle imprese innovative di testare e applicare le tecnologie emergenti.
Viene infine rafforzato il diritto delle comunità interessate a essere ascoltate nei procedimenti di rilascio delle autorizzazioni ambientali. A tal fine, Il pubblico potrà disporre di un migliore accesso alle informazioni e ai dati ambientali attraverso il nuovo European Industrial Emissions Portal, che promuoverà la trasparenza in materia.
Implicazioni pratiche per le imprese
In concreto la Direttiva andrà soprattutto ad aggiornare le modalità di rilascio e mantenimento dell’AIA, l’Autorizzazione Integrata Ambientale.
Per le imprese che gestiscono grandi impianti di combustione sarà richiesto il rispetto di requisiti più stringenti, e sarà anche obbligatorio dotarsi di sistemi di gestione ambientale, comprensivi di piani di trasformazione per la riduzione e l’abbattimento delle emissioni. Ciò sarà facoltativo per gli allevatori di polli e suini, mentre non sussistono obblighi per gli allevatori di bovini, che potranno comunque decidere di conformarsi alle linee guida volontarie che la Commissione Europea pubblicherà a fine 2026.
Per tutti sarà necessario rendere disponibili i dati sulle emissioni sull’apposito portale internet, ma nel caso degli allevatori gli Stati potranno eventualmente decidere di farsi carico del procedimento.
Ad ogni modo, in Italia la Direttiva entrerà in vigore solo dopo il recepimento mediante decreto legislativo, di cui però al momento non si hanno notizie.






