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Francesco Coticelli
Senior Consultant
francesco.coticelli@altisadvisory.com

ESG: tre lettere che da sole identificano le vaste e numerose tematiche attinenti alla sostenibilità aziendale, e che si sono ormai imposte acquisendo il ruolo di autentico punto di riferimento strategico per le imprese di ogni settore e dimensione. Questo articolo vuole esplorare 5 domande che ciascuna azienda dovrebbe porsi oggi riguardo all’ESG, e quali risposte dovrebbe darsi per capire meglio come navigare in un contesto in continua evoluzione.

1.     Cos’è davvero l’ESG oggi?

Il termine ESG è il risultato di una lenta e profonda evoluzione culturale. Quella che un tempo poteva sembrare una semplice questione di sensibilità è poi maturata in un senso di responsabilità che si è infine tradotto in un vero e proprio approccio strategico, riflettendo una visione più ampia e lungimirante dell’azienda e del suo rapporto con il mondo e il futuro. L’acronimo stesso – Environmental, Social, Governance – sottolinea come questa visione non si accontenti di orizzonti miopi e ristretti, ma richieda un approccio necessariamente trasversale e integrato alla gestione dei rischi e delle opportunità aziendali.

2.     Perché le aziende se ne stanno occupando ora?

Le crescenti sfide ambientali e sociali che coinvolgono la società nel suo complesso si traducono in una miriade di questioni economiche, più o meno grandi, più o meno complesse, che mettono continuamente le imprese di fronte a scelte.

Si è detto infatti che nessun uomo è un’isola: lo stesso vale per le aziende, che non possono più ignorare le richieste, gli stimoli e le pressioni provenienti da autorità, investitori, clienti, consumatori, comunità, ambiente. In una parola: dagli stakeholder. Questi ultimi, oggi più che mai, influenzano e incidono sulle decisioni che le aziende sono chiamate a prendere, tramite una sempre più diffusa attenzione verso la sostenibilità e la responsabilità sociale che si riflettono poi in normative e domanda di mercato, limiti operativi e vantaggi competitivi.

3.     Da dove iniziare in concreto?

Per ottenere risultati che siano davvero concreti ed efficaci è opportuno iniziare prendendosi un momento per pensare. Quali sono gli impatti più significativi che l’azienda genera sui suoi stakeholder? Quali sono i principali rischi ambientali e sociali cui l’azienda è a sua volta esposta? E quali sono le più interessanti opportunità che può cogliere?

Le risposte a queste domande dipendono molto dalle caratteristiche e dalle specificità di ciascuna azienda: dalle sue dimensioni, dal suo settore, dalla sua storia. Questa riflessione, che è l’essenza stessa dell’analisi di materialità, è il primo fondamentale passo per individuare gli aspetti ambientali, sociali e di governance che è prioritario presidiare, individuando per ciascuno di essi le proprie aree di forza e i propri punti di miglioramento. Solo una riflessione chiara e completa può tradursi in monitoraggio e azioni mirati e concreti.

4.     Chi deve occuparsene in azienda?

Anche la risposta a questa domanda dipende molto dalle caratteristiche specifiche di ciascuna azienda. In una realtà manifatturiera, ad esempio, sarebbe ideale che a occuparsi della sostenibilità sia una figura che abbia, se non un solido background tecnico, almeno una profonda comprensione delle caratteristiche tecniche dei prodotti e delle problematiche ambientali dei processi.

In una società di servizi, un profilo con solide competenze gestionali e relazionali potrebbe risultare più adatto, considerando gli impatti principali tipicamente diretti sulle persone e sui clienti. In ogni caso, è essenziale che la persona addetta alla responsabilità sociale d’impresa possieda una visione completa e trasversale collaborando efficacemente con tutte le funzioni aziendali, come l’acronimo ESG stesso implica, e al contempo una forte capacità di sintesi, in grado di guardare al mosaico nel suo insieme, senza perdersi nelle singole tessere.

5.     Costo o opportunità?

Inutile negare che il monitoraggio e le azioni sulle tematiche ESG implichino dei costi. Tuttavia, le recenti semplificazioni normative, come ad esempio quelle previste dal pacchetto Omnibus appena tradotto nella Direttiva (UE) 2026/470, hanno significativamente ridotto i costi attesi dalla compliance legale, soprattutto per le PMI.

Questa rappresenta un’opportunità per concentrarsi davvero sulle opportunità: sarebbe un errore interpretare la semplificazione degli adempimenti formali come una riduzione delle attese da parte degli stakeholder e dunque una deresponsabilizzazione delle imprese. Anzi, ora più che mai, le aziende non hanno scuse per trascurare la gestione degli impatti, dei rischi e delle opportunità ESG più rilevanti, potendo focalizzarsi su quegli aspetti davvero significativi e in grado di generare valore nel lungo termine, a beneficio sia dell’azienda che dei suoi stakeholder.

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