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Valentina Bramanti
Responsabile Strategia e Reporting
valentina.bramanti@altisadvisory.com

L’analisi di doppia materialità: una lettura a due prospettive per leggere il valore dell’impresa

Ogni imprenditore si confronta costantemente con una grande quantità di informazioni, anche di natura “non finanziaria”. La vera sfida è riconoscere quali siano davvero decisive per prendere decisioni. È qui che entra in gioco il concetto di materialità, un’attività che aiuta a individuare i temi di sostenibilità che incidono in modo concreto sulle performance e sulla crescita dell’impresa.

Negli ultimi anni il concetto di materialità si è evoluto con l’introduzione della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) (1) e degli European Sustainability Reporting Standards (ESRS)(2), che definiscono come le imprese all’interno dell’Unione Europea devono rendicontare le informazioni di sostenibilità. Gli ESRS introducono il principio della doppia materialità, invitando le aziende a osservare i temi di sostenibilità da due prospettive complementari. La prima è la materialità degli impatti (impact materiality): riguarda gli effetti che l’impresa genera sulle persone, sull’ambiente e sulla società. La domanda chiave è: “Quali impatti produce la mia attività sugli stakeholder e sul contesto in cui opero?” La seconda è la materialità finanziaria (financial materiality): considera invece come i temi di sostenibilità possono influenzare la capacità dell’impresa di generare valore economico nel tempo. La domanda diventa: “Quali rischi e opportunità legati alla sostenibilità possono incidere sui risultati economici e sulle prospettive future dell’azienda?” Pensiamo, ad esempio, alle politiche di welfare aziendale: da un lato migliorano il benessere dei dipendenti, dall’altro rafforzano la stabilità dell’impresa riducendo turnover e costi di formazione. Questa doppia lettura è utile anche per le PMI, sebbene sia opportuno ricordare che quest’ultime non sono tenute ad applicare gli ESRS, perché la UE ha adottato degli standard semplificati a loro dedicati (i cosiddetti Voluntary Standard, attualmente in fase di approvazione). Sebbene questi standard non prevedano l’obbligo effettuare un’analisi di doppia materialità, applicarla può aiutare l’impresa a individuare i temi più rilevanti per competitività e resilienza, adattando il processo alle risorse disponibili e alle priorità aziendali.

Come impostare in modo semplice il processo di doppia materialità

Ma come si traduce concretamente questo approccio nella realtà di una PMI?

Un processo efficace può essere articolato in quattro passaggi.

  1. Comprendere il contesto in cui opera l’impresa

Il primo passo consiste nel costruire una fotografia chiara del contesto aziendale. A livello interno, significa analizzare il modello di business, le attività che generano valore, le risorse strategiche e le relazioni fondamentali. A livello esterno, occorre considerare il settore di riferimento, i competitor, le aspettative dei clienti e del mercato, oltre al quadro normativo. Questa analisi permette di individuare i fattori che possono trasformarsi in rischi o opportunità: ad esempio un cambiamento normativo legato alla sostenibilità che modifica le condizioni competitive, oppure nuove esigenze dei clienti che spingono l’impresa a sviluppare prodotti o servizi con attributi di sostenibilità, aprendo possibilità di innovazione e crescita.

  1. Identificare impatti, rischi e opportunità associati ai temi ESG

Il secondo passaggio consiste nell’individuare gli impatti, i rischi e le opportunità (IRO) collegati alle principali tematiche ambientali, sociali e di governance. L’obiettivo non è analizzare tutti i possibili temi ESG, ma concentrarsi su quelli che hanno una relazione concreta con l’attività dell’impresa. Per esempio, un’azienda esposta a normative climatiche potrebbe individuare un rischio di transizione legato all’introduzione di nuove regole ambientali, come il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), con effetti sui costi di approvvigionamento o sulla competitività dei prodotti. Allo stesso tempo, potrebbe riconoscere un impatto positivo derivante dagli investimenti nella formazione continua dei dipendenti, in grado di accrescere le competenze interne e rafforzare la capacità innovativa dell’organizzazione.

  1. Valutare e prioritizzare gli impatti, i rischi e le opportunità

Una volta individuati i possibili IRO, occorre valutarne la rilevanza e stabilire quali siano prioritari. Questa valutazione può essere arricchita dal coinvolgimento degli stakeholder più significativi. Tra gli stakeholder interni rientrano il management e i responsabili di funzione; tra quelli esterni, la scelta dipende dalla prospettiva analizzata: banche e investitori possono contribuire alla valutazione della materialità finanziaria, mentre clienti e fornitori possono offrire elementi utili per comprendere gli impatti lungo la catena del valore.

  1. Collegare gli IRO materiali agli indicatori con cui misurare e comunicare i risultati

L’ultimo passaggio consiste nel tradurre i temi prioritari in indicatori misurabili, utili per monitorare le performance nel tempo e comunicare i risultati. Per individuare le metriche più adatte è possibile fare riferimento agli standard di rendicontazione, come i Voluntary Standard per le PMI o i Global Reporting Initiative (GRI), che offrono anche approfondimenti specifici per settore. A seconda dei temi individuati, gli indicatori possono riguardare, ad esempio, l’intensità energetica della produzione, le emissioni generate dalle attività aziendali, le ore medie di formazione erogate ai dipendenti, il tasso di turnover del personale o la percentuale di fornitori valutati secondo criteri ambientali e sociali.

Cinque miti da sfatare sulla doppia materialità

In merito all’analisi di doppia materialità circolano alcune obiezioni che ne possono scoraggiare l’adozione, vediamo ora come è possibile adottare un approccio concreto che aiuti a superarle.

  1. “Richiede troppe risorse”

La doppia materialità è spesso percepita come un’attività complessa e onerosa. In realtà può essere avviata in modo graduale, partendo da un’analisi interna che coinvolge poche figure chiave: responsabile amministrazione e personale, responsabile qualità e sistemi di gestione, responsabili di produzione e commerciale. Queste persone conoscono processi, criticità e dinamiche del settore, e possono costruire una prima valutazione efficace senza ricorrere subito a un coinvolgimento esteso degli stakeholder esterni.

  1. “Non abbiamo le competenze per farla”

La sostenibilità è un ambito nuovo per molte PMI e la mancanza di competenze interne è una preoccupazione frequente. Nei primi anni può essere utile farsi affiancare da un consulente, con l’obiettivo di trasferire il metodo all’interno dell’organizzazione. Parallelamente, individuare una figura interna che segua il processo dedicando poche ore al mese, consente di costruire nel tempo una competenza stabile e autonoma.

  1. “Non serve se non pubblichiamo un Bilancio di sostenibilità”

La doppia materialità non è solo uno strumento di rendicontazione. È prima di tutto un metodo di analisi che permette di comprendere quali temi di sostenibilità incidono davvero sul modello di business, sulle relazioni con gli stakeholder e sulle prospettive di crescita. Anche senza alcuna pubblicazione, aiuta a definire priorità e orientare la strategia aziendale.

  1. “Dobbiamo già rispondere a questionari ESG delle banche, dei clienti e dei fornitori”

Le richieste ESG provenienti da stakeholder esterni riflettono le loro priorità, non necessariamente quelle dell’impresa. La doppia materialità permette di costruire una visione autonoma e coerente dei temi rilevanti, utile per rispondere in modo più strutturato alle sollecitazioni esterne e per evitare approcci frammentati o puramente reattivi.

  1. “Non porta benefici concreti”

L’analisi di doppia materialità produce effetti pratici: permette di individuare rischi nascosti, inefficienze operative, opportunità di innovazione e aree in cui investire per migliorare competitività e resilienza. Collegare ogni tema materiale a una decisione reale — un investimento, una scelta di fornitura, un processo da ottimizzare — rende evidente il valore dell’analisi nella gestione quotidiana.

In definitiva, la doppia materialità aiuta a capire dove l’impresa genera valore e quali fattori possono modificarne gli equilibri. Per una PMI significa dotarsi di una chiave di lettura per distinguere ciò che conta davvero da ciò che è meno rilevante, mettendo a fuoco le priorità su cui concentrare attenzione e risorse.

[1] La CSRD è la normativa europea che stabilisce quali imprese devono rendicontare informazioni di sostenibilità. L’obbligo, scattato progressivamente dal FY 2025, riguarda solo le grandi imprese che superano almeno due delle seguenti soglie: 1.000 dipendenti, 450 milioni di euro di fatturato o 25 milioni di euro di totale attivo.

[2] Gli ESRS sono gli standard tecnici che definiscono quali informazioni di sostenibilità devono essere comunicate dalle imprese soggette alla CSRD. Indicano principi, metriche e contenuti obbligatori, tra cui il principio della doppia materialità, per garantire Rendicontazioni di sostenibilità coerenti e comparabili a livello europeo.

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